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4月16日

Soldati

Ma chi si sente di dover partire ricorda già. [Guarda intorno come si immaginasse quello che vede. E la realtà che stringe, la ama come se non la stringesse: con la semplicità negata a qualunque possesso, e unica del desiderio.

A volte incontravo il loro sguardo: uno sguardo disinteressato, che prendeva atto della mia presenza, e null'altro. Ma bastava a mortificarmi, a ricordarmi che, purtroppo, ero anche io un uomo come loro, e avrei dovuto vivere, e cioè avere dei soldi, spenderli, parlare a ragazze, ecc., non soltanto vedere e sentire.

Ma non sapevo ancora che l'unico e vero peccato è di ignorare o dimenticare ciò che puè renderci, ognuno, felici.

Gli atti abituali che un uomo compie in intimità, in solitudine con se stesso hanno sempre qualche cosa di sinistro, di raccapricciante. Anche il più sano accusa allora le sue piccole manie, cede a inconsce paure e difese. Anche il più scettico, preme d'intorno il mistero. [...] Ma se l'intimità individuale di un europeo è sinistra, quella di un americano è addiritura macabra. [A volte traspare in pieno giorno e nel mezzo di una compagnia]

Eppure! Un uomo puè vivere solo, solissimo, ma quando sa che intorno invisibili, gli uomini e i luoghi gli sono amici, o almeno familiari. E quando gode la compagnia de qualche forte pensiero.

E dal principio alla fine del pasto, un vociar continuo, un ridere sgangherato e ripetere i medesimi jokes. E mai, con tutto questo baccano, uno sguardo serenno, un sorriso tranquillo e intelligente che suggerisse vera contentezza. Era piuttosto l'allegria forzata e nervosa che nasconde e combatte intima tristezza; l'allegria isterica dei bambini a sera, che sembrano al colmo della felicità e tutto a un tratto scoppiano a piangere disperati. L'allegria dei selvaggi.  L'allegria degli americani.

Chi a provato la lontananza difficilmente ne perde il gusto.

Si vorrebe essere sempre. Essere stati, mai.

America primo amore, Mario Soldati

4月3日

pensar...

Forse io chiamo essere triste semplicemente il non essere rumorosa come loro.

A volte non so se esista altra virtù che amare, amare […] Ma in certi giorni, ahimè, la virtù mi appare solo come resistenza all’amore.

Come se rimpiccolisce nella felicità tutto ciò che potrebbe essere eroico!

Quale valore può avere una virtù che l’intero mio cuore rinnega?

La porta stretta (La porte étroite)


Mi sembrava di avere, fino a quel giorno, così poco sentito, per avere tanto pensato, che mi stupii che una sensazione diventasse forte come un pensiero,


Non c’è niente che ostacola la felicità quanto il ricordo della felicità.

L’opere migliori dell’uomo nascono immancabilmente dal dolore. Che cos’è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge, si può raccontare.

Ho orrore dal riposo, il possedere qualcosa incoraggia al riposo e nella sicurezza ci si addormenta; mi piace abbastanza vivere per pretendere di vivere sveglio,

Non si può nello stesso tempo essere sinceri e sembrare tali.

Infine, spingendo all’estremo il mio pensiero, dicevo che la cultura nasce dalla vita, uccide la vita.

Non aspiro a nessuna cosa che non sia naturale  e , per ogni azione, il piacere che ne traggo per me il segno che dovevo farla.

Ma, ahimè, quanto le frasi diventavano insignificanti accanto ai fatti!

Hanno paura di essere soli e così non si trovano mai. [… ] E invece è sempre da solo che l’uomo crea una sua vita.


André Gide (L'immoralista)